paganesimo | anticoborgo Antico Borgo

Le durezze della stagione invernale debbono essere dimenticate e scacciate attraverso momenti scanditi da rituali precisi. La notte della Candelora, il 2 febbraio, si credeva che un orso o un lupo si aggirasse vicino i villaggi: in alcuni paesi si credeva che quest’essere temibile fosse un vecchio dalla barba ispida e folta, vestito di pelli, pronto ad afferrare con le sue lunghe braccia i bambini per divorarli. È il ricordo del Mamurio Veturio dei Romani, simbolo dell'inverno, un vecchio coperto di pelli che nella vigilia delle Idi di marzo veniva scacciato fuori dalle mura di Roma. Secondo la leggenda l'essere mostruoso della Candelora si aggira nella notte intorno alle case dicendo «"fuori o non fuori, ho ancora quaranta giorni”. Dal giorno della Candelora alla fine di marzo, sommando i quattordici giorni sino alle Idi, sono appunto quaranta i giorni che restano ancora all'inverno prima di essere scacciato definitivamente dalla primavera. In alcuni paesi il mese di marzo cominciava con la cacciata notturna delle streghe al suono di campanacci che la gente agitava gridando «E’ venuto marzo»; il rituale della cacciata delle streghe in alcuni paesi veniva ripetuto il primo venerdì di ogni mese, credendo che questo fosse il giorno in cui gli spiriti malefici gettavano il malocchio sugli uomini. Sugli antichi riti precristiani legati alla primavera si innesta la tradizione cristiana della Quaresima e fra il popolo si usava celebrare «l'invito», un pranzo rituale a base di ceci in cui, come nei Saturnali Latini, i più abbienti davano un banchetto per i poveri e li servivano personalmente, donando infine pane, frutta e legumi; queste offerte di cibo venivano chiamate Juraglie di San Giuseppe. In altri paesi i bambini usavano andare in giro con piccole seghe di canna costruite da loro stessi e insolentire i vecchi che incontravano: un rituale che sta a significare il passaggio dalla vecchiaia alla nuova generazione, dal vecchio san Giuseppe ai ragazzi, dal vecchio anno, rappresentato dall'inverno ormai alla fine, alla primavera imminente. A san Giuseppe sono dedicate molte fiere paesane, momenti di vita in cui si scambiano le primizie e si saluta la primavera con dolci rituali e giochi tradizionali: in alcuni villaggi i bambini camminavano per tutto il giorno lungo le strade suonando piccoli zufoli di canna e sonaglini, ricordando così che presto tutto ciò che è vecchio doveva cedere il passo alle nuove vitalità. II mese di marzo è stato considerato dagli antichi come il principio del nuovo anno e temuto per il suo carattere di imprevedibilità tanto che i Latini lo dedicarono a Marte e al dio della guerra consacrarono le primavere sacre. Come la Pasqua cristiana, racchiude in sé un profondo significato di rinascita spirituale, ma anche cosmica, momento di consacrazione e di purificazione degli elementi. L'acqua e l'uovo sono i simboli della festa, simboli concreti di potenza fecondatrice: come al tempo del solstizio d'inverno, i contadini si provvedevano dell’acqua nuova, attinta alle fonti seguendo precise indicazioni rituali. L'acqua viene deposta in un orciolo nuovo e il pater familias ne beve un poco e bagna la casa invocando su di essa prosperità e benedizione. Altra usanza e' che i malati scendevano al fiume e bagnarsi invocando la guarigione, ma il rito doveva essere compiuto nel più assoluto silenzio e prima che sorgesse il sole. Le contadine usavano scendere lungo il fiume con una cesta piena di pane e di uova; rivoltavano le pietre lungo la riva sulle quali si sarebbero sedute e mangiavano insieme. Altra usanza e' quella dei pani rituali che arricchiscono le mense della festa e se ne fa dono alle famiglie in lutto, ai bambini e al promesso sposo; alle bambine si regala un pane dolce a forma di bambola decorato con nastrini colorati. Nell'antica Grecia per gli Orti di Adone, le donne offrivano il grano nuovo commemorando la morte e la resurrezione di Adone, personificazione solare. Si usava festeggiare anche con incontri fra villaggi diversi, suoni,danze e gli uomini mascherati e vestiti di pelli che suonavano e danzavano nelle processioni dionisiache celebrando la rinascita del dio.

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